Trump trionfa, i mercati crollano a picco

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È bastata la notizia del vantaggio di Trump, che gli avrebbero garantito la presidenza degli Stati Uniti, a gelare i principali mercati finanziari di tutto il mondo.

Poi, più il tycoon si avvicinava alla Casa Bianca più il buco nero si faceva voragine. D’altra parte la finanza ha sempre fatto il tifo per Hillary Clinton, mentre non ha mai apprezzato il taycoon, considerato troppo imprevedibile e fortemente orientato al protezionismo.

Il panico sui mercati globali

Le Borse globali, che avevano scommesso sulla vittoria dell’ex first lady democratica e avevano ieri chiuso in rialzo, hanno accusato il colpo. Le prime a crollare, nella notte, sono state le Borse asiatiche. Poi i future hanno anticipato andamenti simili in Europa e soprattutto a Wall Street, il dollaro è andato sotto a tutte le principali valute, con l’eccezione del peso messicano che è in forte calo, e il petrolio è andato a picco. Viceversa, si è assistito a una corsa verso gli asset considerati più sicuri, in particolare i titoli di Stato americani e l’oro. Uno scenario di questo tipo, con Trump alla Casa Bianca, era considerato improbabile alla vigilia e del tutto inimmaginabile all’inizio della campagna elettorale. Tanto che ora ci potrebbero essere ricadute anche sulle scelte della Federal Reserve e l’ormai previsto aumento dei tassi di interesse di dicembre potrebbe slittare ancora: prima del voto, le probabilità di una stretta entro fine 2016 erano all’81% contro il 72% di lunedì e il 67% di venerdì scorso, ma la percentuale è destinata a calare rapidamente.

Riunione d’emergenza a Tokyo

Quella di oggi è la replica più drammatica di quanto successo nelle ultime settimane e nei giorni scorsi, quando l’indice Nikkei ha oscillato a volte con una certa violenza, piegando al ribasso ogni volta che le chanches di vittoria di Trump apparivano in aumento. Una dinamica legata alle escursioni in senso contrario dello yen, che è considerato un bene rifugio e tende a rafforzarsi alla prospettiva di un aumento delle turbolenze sui mercati finanziari internazionali. Il ministero giapponese delle Finanze e la Banca centrale del Giappone (BoJ) hanno covocato una riunione d’urgenza per valutare la situazione. Nessuno scossone, invece, sugli indici cinesi che non solo non vanno in rosso ma registrano sulla piazza di Shanghai un timido rialzo.

Dollaro, petrolio e titoli di Stato

Il dollaro è in caduta libera rispetto a tutte le principali valute, cedendo il 3,71% sulla divisa giapponese a 101,24 yen e con l’euro che si rafforza del 2,4% a 1,1289 dollari, la sterlina in aumento dell’1,35% a 1,2544 dollari e il dollaro canadese in aumento dell’1,7%. Fa eccezione il peso messicano, che rispetto alla divisa americana arriva a cedere quasi il 10%, convincendo la Banca centrale locale a convocare una riunione di emergenza per discutere delle ricadute ed eventuali contromisure. Un biglietto verde è arrivato a comprare 20 peso messicani, un record: Trump ha promesso di costruire un muro lungo il confine tra Stati Uniti e Messico e intende rinegoziare il North American Free Trade Agreement, l’accordo commerciale tra Canada, Usa e Messico. In forte ribasso anche il petrolio, con il Wti che arretra ora il 2,49% a 43,86, ma era arrivato a perdere fino al 3,8% a 43,28 dollari al barile, e il Brent in ribasso del 3,4% a 44,47 dollari. Balza invece l’oro, considerato il bene rifugio per eccellenza, che avanza del 3,9%, ma guadagnava fino al 4,6% a 1.333 dollari l’oncia. Viceversa, i titoli di stato americani, uno degli investimenti considerati più sicuri, sono in deciso aumento, con i rendimenti decennali, benchmark del settore, che si avviano verso il calo giornaliero maggiore dalla Brexit, esacerbato appunto dai bruschi movimenti dell’overnight. I rendimenti decennali, benchmark del settore, si attestano al momento all’1,7657%, ma era scivolati fino all’1,746%, dopo essersi portati ieri all’1,896% sulla scia dell’ottimismo della vigilia su una possibile vittoria di Clinton.

via il giornale