Sventato il colpo di Stato in Turchia,esercito tenta di prendere il potere

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Turchia in preda al caos, con tentativi di golpe da parte dell’esercito contro il presidente Erdogan. E’ il colpo di stato fallito dei militari in Turchia, con i carri armati in strada e gli elicotteri e gli F16 dell’esercito a volteggiare su Ankara e Istanbul, dopo oltre 15 anni di potere del partito islamico di Erdogan. Ma ad Ankara sono in corso scontri tra i militari lealisti al presidente Erdogan e soldati che partecipano al golpe. Secondo fonti dell’intellgence turca il tentativo di colpo di Stato dei militari in Turchia è stato sventato. A confermarlo è anche il ministro degli interni turco Efkan Ala, il quale ha aggiunto che i “golpisti sono stati arrestati”.

L’ufficiale Muharrem Kose, secondo quanto riporta l’agenzia turca Anadolu, sarebbe stato identificato come il regista del golpe. Kose era stato rimosso nel marzo scorso dallo staff dello Stato maggiore turco. Un ordigno è stato lanciato contro la sede del parlamento turco ad Ankara, ci sarebbero diveri feriti. Una forte esplosione è stata anche udita nei pressi del ponte sul Bosforo.

Trentasei anni dopo l’ultimo putsch, la clamorosa azione di una parte dell’esercito turco ha spiazzato il mondo. Dopo qualche ora di silenzio, Erdogan ha lanciato un appello ai turchi attraverso via Facetime attraverso uno smartphone sulla Cnn Turk affinché scendessero in strada per opporsi al golpe: “Sono ancora io il presidente, resistete”. Ma non si sa dove si trovi. Una fonte militare americana lo dava in volo verso la Germania ma i tedeschi avrebbero rifiutato all’aereo l’autorizzazione ad atterrare: una vicenda su cui però non c’è nessuna conferma. Gli Stati Uniti sono con il governo democraticamente eletto in Turchia. Lo afferma la Casa Bianca, sottolineando che il presidente americano, Barack Obama, ha parlato del colpo di stato in Turchia con John Kerry.

Intanto sono in corso violenti scontri tra la polizia anti-sommossa e l’esercito turco in piazza Taksim mentre è in corso un nuovo attacco da parte di aerei e elicotteri militari contro la sede centrale della sicurezza ad Ankara. Si tratta del secondo raid dopo quello che, circa un’ora fa, i militari avevano condotto contro le forze di polizia della capitale turca. I militari che avevano occupato l’aeroporto Ataturk di Istanbul stanno lasciando lo scalo. A sostituirli un gruppo di civili sostenitori del golpe. Almeno 17 poliziotti sono rimasti uccisi nell’assalto compiuto dai militari contro la sede centrale della sicurezza ad Ankara. Colpi di arma da fuoco sono stati sentiti nel quartiere di Harbiye, nel pieno centro di Istanbul. Sul posto sono giunte diverse ambulanze ma ancora non si hanno ulteriori dettagli sulla dinamica e sulla presenza di eventuali vittime.

Poi si si sono uditi spari anche ad Ankara, dove nelle strade si vedevano i carri armati nei punti nevralgici, mentre elicotteri e jet militari sorvolavano la città. A quel punto l’esercito ha diramato un messaggio a tutti i cittadini: tornate e restate nelle vostre case, mentre il premier, Binali Yildirim, denunciava il “tentato golpe”, attribuendolo ad un gruppo ribelle interno all’esercito: “Faremo tutto il possibile perché prevalga la democrazia. Il colpo di stato non riuscirà e i responsabili saranno puniti”, ha dichiarato, aggiungendo che “i responsabili pagheranno il prezzo più alto”.

Un braccio di ferro politico mediatico durato neanche una mezz’ora, prima che i militari prendessero il controllo della tv di Stato, annunciando ufficialmente di aver preso il potere. Lo abbiamo fatto, hanno specificato i militari, “per ristabilire l’ordine democratico e la libertà”, oltre a “ripristinare la laicità” dello Stato, “erosa dal governo” islamico di Erdogan. Con l’impegno a mantenere tutte le relazioni estere turche esistenti e a considerare lo stato di diritto una priorità.

Quanto al presidente-sultano Erdogan, la Cnn riferiva che si trovava al sicuro. Intanto tutti gli obiettivi strategici cedevano uno dopo l’altro: carri armati all’aeroporto Ataturk di Istanbul e il conseguente blocco di tutti i voli; tutti i social network e le comunicazioni fuori dai media ufficiali bloccati, con la conseguente difficoltà a reperire informazioni. Sui media girano le foto di un cordone di soldati con alcune camionette di traverso che bloccano il principale ponte sul Bosforo che collega le due sponde di Istanbul.

L’esercito ha poi imposto il coprifuoco e la legge marziale. Gli analisti ipotizzano – e le prime dichiarazioni dei miliari lo conforterebbero – che il golpe sia l’azione di un gruppo ‘kemalista’, che si rifà cioè al laicismo voluto dal fondatore della Turchia moderna, l’Ataturk Mustafa Kemal, della quale l’esercito, prima che Erdogan intervenisse pesantemente sui vertici militari del paese, era il custode costituzionale contro ogni tentativo di dirottare il Paese verso soluzioni diverse dal laicismo delle origini. Ma Erdogan ha puntato il dito contro la rete ‘gulenista’, ovvero del predicatore Fethullah Gülen, come responsabile del golpe.

 

via ansa