Mali: l’incubo jihadista continua a colpire

0
154

Volti coperti, in mano fucili Ak-47 e poi; grida e spari: in Mali, l’incubo islamista continua a colpire, con prepotenza e versando l’ineluttabile tributo di morte.

Venerdì un commando di miliziani jihadisti ha assaltato il Byblos Hotel a Sevare, albergo solito ospitare personale delle Nazioni Unite. Alle prime ore del mattino un gruppo di guerriglieri qaedisti ha preso di mira la struttura tenendo in ostaggio diversi uomini che si trovavano all’interno dell’edificio. Sul posto, immediato, è stato l’arrivo delle truppe speciali maliane e i fori delle pallottole impressi sui muri sono oggi la testimonianza dell’assedio durato più di 24 ore. Al termine dello scontro il bilancio è stato di 12 morti: quattro terroristi, cinque soldati maliani, due dipendenti dell’albergo e un membro della Missione Onu in Mali. Un’azione che ha creato sconcerto. Innanzitutto perchè è stata la prima volta che un gruppo di islamisti ha sferrato un attacco di quest’intensità a Sevare, dimostrando così la volontà di spostare la guerriglia dal nord, sotto controllo delle truppe francesi e dei caschi blu, ad altre regioni del Mali. Inoltre è la dimostrazione di come la jihad nel Paese africano prosegua e sia una professionista della resurrezione, dal momento che ogni volta che sembra essere sul punto di venire sconfitta ed estirpata riaffiora accompagnata da una connaturata scia di sangue. Nelle ore che hanno seguito l’attacco solo ipotesi sugli autori dell’azione, poi questa mattina la rivendicazione: la responsabilità sarebbe di Souleyman Mohammed Kennel uomo vicino a diversi gruppi jihadisti in particolare ad Ansar Dine. Dalla capitale Bamako le autorità maliane, in merito all’accaduto, dai microfoni di Radio France International, hanno fatto sapere: «Un terrorista è un terrorista. Loro agiscono tutti insieme anche se è una sola la testa che rivendica».