L’ombra dell’islamismo su Amnesty International

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Amnesty International – si legge sul sito – è una comunità globale di difensori dei diritti umani che si riconosce nei principi della solidarietà internazionale”.

Una fiammella su sfondo giallo capace di conquistare nel 1977 il Premio Nobel per la pace. Eppure, sulle attvitità di denuncia delle torture e delle guerre, sta calando l’ombra dei legami con il terrorismo islamista.

In una corposa inchiesta, infatti, il times di Londraha scoperchiato il pentolone delle appartenenze multiple dei dirigenti della famosa Ong. “Amnesty director’s links to global network of Islamists”, i legami della direttrice di Amnesty con la rete globale islamista: è questo il titolo dell’articolo che accusa Yasmin Hussein, la direttore di “Fight and Human Rights” di Amnesty International, di avere contatti con Hamas e i Fratelli Mussulmani.

Amnesty conta circa 2 milioni di soci e 5 milioni di attivisti. Tra loro anche Wael Musabbeh, il marito di Hussein, membro della Union of Good, una Ong di stampo islamista che Israele ha prontamente bandito e che – a quanto pare – può vantare finanziamenti al terrorismo e oscuri legami con al Qaida. E non è tutto. Secondo quanto scrive il quotidiano londinese, infatti, Wael Musabbeh dirigerebbe anche il Claremont Community Trust, una organizzazione britannica dei Fratelli mussulmani.

Ora, la Fratellanza è compresa tra le organizzazioni terroristiche in Bahrain, Egitto, Russia, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tagikistan e Uzbekistan. È per questo che i legami della Hussein e del marito con la fratellanza ha sollevato lo scandalo in Gran Bretagna. La Hussein, infatti, quando viveva al Cairo ed era già una dirigente di rilievo di Amnesty, abitava a casa di Adly al Qazzaz, un consigliere egiziano proprio di quesi Fratelli Musulmani che la presa del potere da parte di Al Sisi ha messo da parte con il rovesciamento del governo di Morsi. La figlia di Adly al Qazzaz, inoltre, è la portavoce dei Fratelli musulmani nel Regno Unito e il figlio è stato il consigliere del deposto presidente Mohamed Morsi.

Non è un caso quindi che ad un anno dal colpo di Stato militare guidato da Al Sisi, Amnesty International abbia emesso un documento che ne denunciava il “catastrofico declino del rispetto dei diritti umani“. “Arresti arbitrari in massa, detenzioni illegali, orribili episodi di tortura e decessi in custodia di polizia – si leggeva nella nota del 3 luglio 2014 – hanno caratterizzato il primo anno dalla deposizione di Mohamed Morsi e causato un profondo deterioramento della situazione dei diritti umani in Egitto”.

Oggi, alla luce della recente inchiesta del Times, questo attacco al governo di Al Sisi si tinge di nuovo. Adly al Qazzaz e i suoi figli, infatti, sono stati arrestati dopo il rovesciamento di Morsi.

Dubbi sulla “politica di non schieramento con qualsiasi governo o partito politico” erano sorti anche a marzo, quando Amnesty International fu costretta a tagliare i ponti con Cage, una lobby britannica islamista che combatte per le “vittime della guerra al terrore” e che tra le altre cose aveva definito Jihadi John un “bravo ragazzo”.

via ilgiornale