Grecia, altri 2.500 siriani in arrivo al Pireo

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Il traghetto Eleftherios Venizelos è atteso oggi nel porto ateniese del Pireo con altri circa 2.500 rifugiati siriani provenineti dall’isola Mitilene. Domenica scorsa lo stesso traghetto aveva trasferito al Pireo un totale di 2.466 rifugiati da Kos, Kalymnos, Leros e Samos. Intanto, come riferisce l’edizione online del quotidiano To Vima, le autorità portuali e la Guardia Costiera hanno adottato le misure necessarie per garantire che i profughi sbarchino in sicurezza dalla nave e che vengano poi trasferiti a bordo di autobus alla stazione ferroviaria di Larissis. Il cadavere di un uomo è stato recuperato da una motovedetta della Guardia costiera ellenica dopo che un barcone con a bordo 15 migranti si è rovesciato la scorsa notte nel tratto di mare antistante Mitilene, capoluogo dell’isola di Lesbos. Lo riferisce l’edizione online di Kathimerini. Finora sono state tratte in salvo otto persone mentre almeno altre sei risultano ancora disperse ed è tuttora in corso un’operazione di ricerca e soccorso da parte di unità della Guardia costiera e della Frontex.

In Serbia e’ sempre emergenza immigrati. Nelle ultime due settimane oltre 23 mila profughi sono entrati in Serbia, quasi 90 mila dall’inizio dell’anno. Le autorità di Belgrado sono mobilitate per dare prima assistenza agli immigrati, e finora sono stati allestiti quattro centri di accoglienza, due a sud (Presevo e Miratovac) e due a nord, al confine con l’Ungheria (Kanijia e Subotica), A breve e’ prevista l’apertura di un ulteriore centro alle porte di Belgrado, lungo l’autostrada per l’aeroporto.

A migliaia continuano ad affluire nel Paese dopo la decisione della Macedonia di togliere il blocco alla frontiera con la Grecia. Una piccola parte decide di chiedere asilo alla Serbia, la gran parte di loro prosegue invece il viaggio verso l’Ungheria e da li’ alla volta di Germania, Austria e altri Paesi Ue del nord Europa. Entrare in Ungheria tuttavia e’ sempre più difficile dopo la decisione del governo di Viktor Orban di erigere una barriera metallica lungo tutti i 175 km della frontiera con la Serbia.

Come ha riferito l’Ufficio di Belgrado dell’Alto commissariato dell’Onu per i profughi (Unhcr), nella notte tra sabato e domenica sono stati oltre 7 mila gli immigrati entrati in Serbia dal confine con la Macedonia – gran parte dei quali profughi dalle zone di guerra di Siria, Iraq, Afghanistan – e altre migliaia sono attesi per oggi. Oltre ai centri assistenza, è prevista oggi l’apertura nella capitale serba di un centro informazioni a disposizione dei profughi, compresa assistenza psicologica. I governi serbo e macedone – due Paesi che non fanno parte della Ue – hanno detto di aspettarsi nuovi aiuti da parte dell’Unione europea. A Belgrado sono stati istituiti una decina di punti di assistenza igienica, con toilette e docce. Aiuti – tende, materassi, stufette, gruppi elettrogeni – vengono inviati anche dal Centro umanitario serbo-russo che ha base a Nis, nel sud della Serbia

Parlando della Libia, “pace e stabilità non si possono imporre con le armi di un esercito occupante straniero. Questo scenario non esiste”, sottolinea il ministro. “Noi lavoriamo per l’accordo tra i libici. Il semplice .Secondo la tv pubblica Rts, la notte scorsa a Belgrado sono giunti 70 autobus carichi di immigrati, entrati in Serbia dalla Macedonia, dopo che il governo di Skopje ha rivisto la decisione di chiudere la frontiera con la Grecia. Gli immigrati che entrano in Serbia o decidono di chiedere asilo alle autorita’ del paese balcanico, una esigua minoranza, oppure nella stragrande maggioranza ottengono un permesso di 72 ore per lasciare la Serbia e raggiungere l’Ungheria, dove tuttavia devono superare la barriera metallica che il governo di Bupapest ha deciso di erigere lungo i 175 km di confine con la Serbia.

La Commissione Ue, intanto, colta alla sprovvista dalla reazione di Skopje, ha messo le mani avanti dicendo di dovere ancora esattamente stabilire i fatti, ricordando di avere già assegnato 90mila euro di aiuti alla Dall’Ungheria, Paese che fa parte della Ue, gli immigrati raggiungono poi Germania, Belgio, Francia Svezia e altri paesi europei del nord Europa. Attraverso la Serbia profughi e immigrati si spostano con autobus di linea, treni, taxi e altri mezzi di fortuna. I permessi di 72 ore possono essere rinnovati.

via ansa