Cosa lega massoneria e cyberspionaggio a Chiesa e Vaticano?

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Il Governatorato e la Gendarmeria vaticana avvieranno per sicurezza un controllo su server e indirizzi email «.va» che fanno capo a cardinali e vescovi. Lo scrive il Corriere della Sera (11 gennaio).

I PC I VIOLATI

Nell’inchiesta romana sul cyberspionaggio è indicato il Vaticano tra gli «enti istituzionali» colpiti e si dice che «risultano essere compromessi i pc in uso a due collaboratori» di monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, oltre a quelli della Casa «Bonus Pastor», un albergo del Vicariato in via Aurelia, accanto alle mura vaticane, che ospita anche alti prelati in visita a Roma.

LIVELLI DI PROTEZIONE

In attesa di comunicazioni ufficiali, e di un’eventuale inchiesta della magistratura vaticana, si verificherà: che cosa cercavano, altri pc o indirizzi email sono stati violati? Del resto i controlli sono costanti, tanto più dopo gli scandali Vatileaks. Oltretevere hanno una certa esperienza in materia, ci sono vari livelli di protezione e una struttura ad hoc.

L’ASSEDIO DI “ANONYMUS”

Gli attacchi informatici sono «costanti», nel 2012 Anonymous assediò il sito Internet vaticano e in quel periodo si arrivò a «picchi di 3 milioni e 600 mila attacchi in un giorno» spiegava ancora pochi mesi fa, durante un convegno della Cei, l’ingegner Francesco Masci, responsabile della direzione tecnologica della Segreteria per la comunicazione.

PRIMO AL MONDO

Il Vaticano è un bersaglio assai ambito dai pirati informatici di tutto il pianeta: «Il Vaticano, la Nasa e l’Onu sono i primi tre soggetti mondiali nella classifica degli attacchi hacker». Una sfida molto seria perché «dal 2014 gli attacchi non sono più una questione di hacker sullo stile di Anonymous, ma un problema di cybercrime, di sicurezza reale».

Non solo l’apparato tecnologico del Vaticano, ma anche le notizie segrete che lo riguardano sono tra le più cercate dagli hacker, come dimostrano le intercettazioni pubblicate da Wikileaks, su una presunta campagna anti-Chiesa americano fomentata dallo staff di Hillary Clinton.

IL “BOTTINO” DEI FRATELLI OCCHIONERO

L’ambizione di violare la sicurezza della Santa Sede ha probabilmente mosso anche Giulio e Francesca Maria Occhionero, i due fratelli arrestati dalla polizia postale, poiché ritenuti a capo di una centrale che per anni ha intercettato illegalmente politici, banchieri e anche prelati e computer legati al Vaticano per un totale di 87 gigabyte di dati sensibili trafugati in sei anni (La Repubblica, 11 gennaio).

“OCCHIO SULLA PIRAMIDE”

Per entrare nei pc hanno utilizzato un malware, abbreviazione che sta per malicious software. Un software dannoso. Quello che ha consentito di entrare negli account di posta elettronica di 18.237 tra politici, banchieri, e rappresentati delle istituzioni italiane e vaticane si chiama Eye Pyramid. “Occhio sulla piramide”, il simbolo massonico per eccellenza (Agi, 11 gennaio).

Perché Giulio e Francesca Maria, entrambi manager (lui Managing Director della Westlands Securities Spa, “società privata operante nel campo dell’investment banking” con sede a Malta, lei lo è stata nella stessa società fino al 2013), avrebbero legami con la Massoneria.

Lui, in particolare, è iscritto alla loggia in chiaro numero 773 del Grande Oriente d’ ItaliaPaolo Ungari – Nicola Ricciotti Pensiero e Azione” di cui, secondo La Repubblica, ambiva a diventare “Maestro Venerabile”. La stessa loggia lo ha sospeso dopo la notizia dell’inchiesta a suo carico (Sole 24 Ore, 11 gennaio).

LEGAMI CON LA P4?

Un’ altra curiosa coincidenza è che uno degli account di posta elettronica usati da Occhionero per lo “scarico” dei dati esfiltrati dal suo software spia coincide con quello cui, 5 anni fa, faceva capo il software spia utilizzato dal computer del lobbysta Luigi Bisignani – anche egli considerato vicino ad ambienti massonici – intercettato dalla magistratura napoletana nella famosa inchiesta P4.

Quello stesso Bisignani già citato negli atti del processo Vatileaks2 (senza tuttavia essere mai stato interrogato).

LA LETTERA DI RAVASI AI MASSONI

Che la Massoneria abbia lo sguardo rivolto verso la Chiesa lo dimostra anche la risposta del Grande Oriente d’Italia ad una lettera scritta proprio da Ravasi a febbraio 2016, per l’inserto culturale del Sole 24 Ore dal titolo: “Cari fratelli massoni”.

Pur ricordando la «diversa identità» e l’ultimo pronunciamento ufficiale della Chiesa sull’incompatibilità della fede cattolica con l’appartenenza alla massoneria del cardinal Ratzinger nel 1983, il porporato dava risalto ad «un interessante volumetto» contenente anche un documento della Conferenza episcopale tedesca del 1980. Riprendendone alcune espressioni, Ravasi scriveva: «Bisogna andare oltre ostilità, oltraggi, pregiudizi reciproci, perché rispetto ai secoli passati sono migliorati e mutati il tono, il livello e il modo di manifestare le differenze che pure continuano a permanere in modo netto» (Formiche.net, 11 gennaio).

Si’ AL DIALOGO SU VALORI COMUNI

Differenze e incompatibilità che «non impediscono il dialogo». Con ambiti di confronto come «la dimensione comunitaria, la beneficenza, la lotta al materialismo, la dignità umana, la conoscenza reciproca».

Particolare un’annotazione del porporato, che invitava «a superare quell’atteggiamento di certi ambienti integralisti cattolici che – per colpire alcuni esponenti anche gerarchici della Chiesa a loro sgraditi – ricorrevano all’arma dell’accusa apodittica di una loro appartenenza massonica».

LA RISPOSTA DA ORIENTE

La risposta del Grande Oriente non si fece attendere, ricorda sempre Formiche.net. Il giorno seguente il Gran Maestro, Stefano Bisi, scrisse al quotidiano milanese per esprimere l’apprezzamento per l’articolo del cardinale; lieto che «abbia riconosciuto, senza idee preconcette, che fra le due realtà ci sono comunque anche dei valori comuni che uniscono».