Chiunque vinca, noi cristiani abbiamo già perso

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Journalists speak back stage ahead of the Democratic presidential debate at the Wynn Hotel in Las Vegas, Nevada on October 13, 2015, hours before the first Democratic Presidential Debate. After ignoring her chief rival for months, White House heavyweight contender Hillary Clinton steps into the ring Tuesday to confront independent Senator Bernie Sanders in their first Democratic debate of the 2016 primary cycle. Clinton will take center stage in Las Vegas joined by Sanders and three other hopefuls, and while there is unlikely to be a dramatic clash of personalities as seen in the first two Republican debates, the spotlight is likely to be on the top two candidates. The other three challengers -- former Maryland governor Martin O'Malley, ex-senator Jim Webb and former Rhode Island governor Lincoln Chafee -- will try to generate breakout moments to show they are electable alternatives to Clinton. AFP PHOTO / FREDERIC J. BROWN (Photo credit should read FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images)

Nel blog dedicato al pensiero cattolico sul portale ecumenico Patheos, Rebecca Hamilton (che ha lavorato per 18 anni nella Camera dei Rappresentanti dello Stato dell’Oklahoma) ha pubblicato una riflessione il cui titolo mostra il senso di angoscia che martedì mattina colpirà milioni di credenti negli Stati Uniti: Our Vote: Choosing Between the Devil and the Deep Blue Sea (“Il nostro voto: scegliere tra il diavolo o l’abisso”).

Hamilton è un’avvocatessa specializzata in diritti umani, convinta che il governo debba difendere la sacralità di ogni vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale. Nel suo articolo confessa che, per la prima volta in vita sua, le elezioni la “spaventano”.

Per la rappresentante dell’Oklahoma, sposata da circa trent’anni e madre di due figli, non importa chi vincerà: “queste elezioni non andranno a finire bene, né per il paese né per la gente”.

 


Ecco perché la Hamilton ha deciso di pubblicare questo articolo. “Ci sono delle cose che voglio dire adesso, prima delle elezioni. Non avrà alcun senso dirle dopo, quando sarà ormai passato tutto”. “Questi due candidati sono, ognuno a modo proprio, così deplorevoli che è impossibile intavolare una discussione su una questione (morale o meno) senza sembrare di sostenere o attaccare uno dei due”.

Per la rappresentante dell’Oklahoma, i cristiani hanno già perso queste elezioni, e da molto tempo. “Martedì non avremo alcun candidato alla presidenza. Mette tristezza il fatto che così tanti cristiani – e tra loro, purtroppo, anche dei leader religiosi – abbiano deciso di buttarsi nel fango di questa campagna elettorale, come tutti gli altri cittadini di questo paese. È un fallimento del discepolato, in un momento critico della nostra storia”.

Nella sua riflessione, la cattolica praticante Rebecca Hamilton insiste sul fatto che non importa chi diventerà presidente, “i cristiani hanno già perso. E soprattutto noi, il Popolo, abbiamo già perso”.

E la ragione per cui le elezioni “non andranno a finire bene” è che “non hanno alcun legame con i principi ai quali ho fatto riferimento nel prendere decisioni quando ho avuto incarichi pubblici”: in parole povere, la responsabilità di garantire il valore della vita.

Senza Dio e senza valori c’è la morte

La Hamilton condivide poi tre riflessioni importanti su martedì mattina e su come l’America vivrà il post-elezioni. La prima è che “questo è il tipo di comizi e di candidati che bisogna aspettarsi in una democrazia che si è allontanata da Dio”.

La seconda è ripetere che non importa chi vincerà, “nessuno dei due candidati è idoneo alla Casa Bianca. E sarà il popolo a pagare il prezzo di ciò che fanno quei due”.

E in terzo luogo la Hamilton condivide ciò su cui ha basato la propria condotta politica: “non ho usato il mio potere per uccidere nessuno, e quando ho avuto la possibilità di salvare delle vite, l’ho fatto senza se e senza ma, a prescindere dalla conseguenze politiche di questa scelta”.


“Quest’ultimo punto è inerente alle elezioni per una ragione molto semplice: il presidente degli Stati Uniti ha il potere di uccidere su scala mondiale. Lui o lei, in base alla propria coscienza e nel giro di pochi minuti, può uccidere chiunque e dovunque. In queste elezioni dobbiamo decidere se distruggere o meno il delicato equilibrio di alleanze che negli ultimi 70 anni ha impedito al mondo di sprofondare in una guerra nucleare. Questo è un punto estremamente importante”, dice la Hamilton nel paragrafo centrale della sua riflessione.

Per la rappresentante dell’Oklahoma il bene supremo si trova in un “governo giusto e stabile”, se il governo riassume la forza collettiva di una nazione. E soltanto un governo con queste due caratteristiche può proteggere tutti i diritti umani, soprattutto il diritto alla vita.

Hamilton sostiene una grande verità, che a volte si perde di vista: “Il voto più contrario alla vita che qualcuno possa esprimere è un voto contro un governo stabile e giusto”.

Rebecca Hamilton termina dicendo: “Pensate attentamente a chi voterete. E qualsiasi scelta voi prendiate, pregate. Perché una volta contate tutte le schede ci renderemo conto che, chiunque abbia vinto, noi cristiani avremo perso”.